CAMPIONE D’ITALIA (Agicops) – “Il mio obiettivo è sempre quello di operare nella trasparenza totale delle decisioni che prendo. Sì penso proprio di lavorare come un arbitro, l’arbitro del poker”.
“Floorman!”. Quando in un torneo di poker sportivo vedete un dealer con la mano alzata che urla questa parola c’è un problema al tavolo. E il problema chi lo risolve se non la figura più importante per assicurare il corretto svolgimento di un evento live? Il direttore di sala o floorman, appunto.
A raccontarci questa nuova professione è Enrico Mognaga, 46 anni di Milano, uno dei migliori direttori di sala professionisti del momento e di sicuro punto di riferimento per i suoi colleghi. Un personaggio stimato dal suo staff e dai poker players: “Due elementi che ti fanno lavorare molto meglio quando ci si trova di fronte alle scelte, alcune volte scomode, che si devono prendere per far filare liscio un evento”, spiega Mognaga.
Da dove nasce questa grande passione per il poker che ora è diventato un vero e proprio lavoro? “Nel 2001 ho iniziato a giocare all’Hold’em e mi sono appassionato talmente tanto da formarmi sulle regole. Così, quando c’è stata l’occasione ho iniziato a dirigere i primi eventi al poker club di Misinto, nell’hinterland milanese – racconta Mognaga – quindi sono subito arrivati i primi eventi come Sharm el Sheik, la Notte degli Assi, un evento in un circolo da quasi 400 iscritti e poi gli eventi di Italian Rounders a Saint Vincent e Campione d’Italia”.
Mognaga è da considerare come libero professionista e anche se ha stretto un accordo di prelazione per gli eventi Italian Rounders, il suo ruolo ‘super partes’ viene garantito dalle sue capacità di direzione e di decisione anche nelle peggiori situazioni. Il clima amichevole che si crea con i giocatori non significa che questi possano fare quello che vogliono. Tanto che Mognaga si fa molto serie e severo “quando si passa il segno”.
Qual’è allora la situazione più rognosa che sia mai capitata in un torneo? “Eravamo alla prima edizione del torneo di Sharm El Sheik quando un dealer pagò una mano di gioco ad un player che invece l’aveva persa. Mi accorgo dell’errore e corro a riprendere il giocatore che intanto si era già allontanato dalla sala. Blocco il torneo, ricostruisco la mano dopo che le chip erano già state accatastate dai giocatori e rimetto le cose come sarebbero dovute andare”.
Lucidità e tempestività, due doti che uin direttore di sala deve avere per guadagnarsi la stima dei players. Ma i floorman non sono aiutati dalla situazione nazionale e internazionale visto che non esiste un regolamento unico per il poker live. “Il mio obiettivo – rivela Mognaga – è di stilare una serie di regole che non saranno quelle che tutti i tornei d’Italia e del mondo dovranno accettare ma quantomeno dovranno essere rispettate dai giocatori che seguiranno i miei tornei”. Si partirà dagli eventi Italian Rounders “che seguo con maggiore frequenza in questo momento ma non sarà il regolamento Ir, solo un sistema adottato per fare chiarezza sin da quando ci si iscrive al torneo che il minumum raise su una mano è quello, che con un all in non si apre il rilancio e che le carte vanno mostrate in un certo mood quando si folda o si vince il piatto”, prosegue Mognaga.
Quali sono i giocatori con i quali c’è il miglior rapporto professionale e personale? “Me ne vengono in mente tanti – pensa Enrico Mognaga – sicuramente due campioni come Ben Speroni e Gino Alacqua ai quali ho insegnato io a giocare a poker. Poi Max Pescatori, Daniele Mazzia, Salvatore Bonavena, Matteo Taddia detto Rooney e Swissy Rinaldi. Ma la lista sarebbe lunghissima”.
Il finale è tutto per noi. “Sono contento di aver risposto a queste domande visto che nelle riviste di settore non si parla mai di noi direttori di sala italiani e si preferisce guardare all’estero. Lamasch, Kremers sono grandi, ma il loro lavoro è molto differente dal mio”. E già, l’arbitro del poker.
































