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Intervista a Jeff Lisandro

ROMA (Agicops) – Mister Lisandro, ci racconta una sua emozione intima dopo aver vinto tre braccialetti alle World Series of Poker di Las Vegas ed essere stato eletto miglior giocatore Wsop per il 2009 molto prima che finisse l’evento? “Beh sto molto bene, sicuramente, mi sento come se avessi fatto qualcosa di buono”. Jeffrey Jeff Lisandro risponde così, con la sua inevitabile ‘faccia da poker’ alle domande di Gioconews.it Poker, in un’intervista rubata di corsa al super campione direttamente da Las Vegas. L’italo-australiano-americano pare quasi insensibile ai successi strepitosi che ha raggiunto non più tardi di due settimane fa, ma la felicità gliela si legge in mezzo ad ogni parola. Finalmente Lisandro non è più un alieno e il ranking internazionale Hendonmob, alla fine, non sbagliava poi così tanto ad inserirlo nella classifica delle vincite in denaro dei players italiani. “Certo che mi sento italiano – giura Jeff – un piacere per voi? Non scherziamo è un piacere mio principalmente e spero prima o poi di tornare in Italia a giocare qualche torneo visto che il movimento del Bel Paese è ormai esploso ed è molto importante. Purtroppo il mio italiano non è buonissimo e non vorrei che vi prendeste giro di me”. Prima rivelazione di Lisandro che non gioca quando capita (raramente) dalle nostre parti. “Verrò a giocare un torneo quando nessuno se lo aspetta – annuncia Lisandro – ogni anno torno in Italia a Salerno, Vallo della Lucania, ma anche se c’è un poker club in quella zona non ho mai provato ad andare: la prossima volta potrei provare come giocano i miei compaesani”. E qual’è il giocatore italiano col quale Lisandro si scontrerebbe volentieri? “Si chiama Dario ma non è Minieri. Anche lui è un ottimo giocatore ma Dario Alioto è già un grande campione e potrà crescere ancora di più nella sua carriera”. Tre braccialetti e chissà quante mani memorabili giocate al tavolo. Oppure no? “In realtà non ho nessuna mano incredibile da raccontare – rivela onestamente Lisandro – potrei però raccontare i tanti bluff che mi hanno permesso di sopravvivere, incrementare il mio stack e quindi arrivare ai grandi risultati ottenuti”. Rende l’idea la frase in inglese di Jeff, ‘i bluffed a lot’, per capire che per arrivare in fondo a tre tornei del genere ci vuole soprattutto tanta tecnica. Tecnica imparata da decenni: “Gioco a carte da quando avevo 5 anni ma le varianti americane del poker le conosco da 15 anni”, racconta Jeff come se tutto quel tempo fosse poco mentre gli italiani più ‘anziani’ giocano a questo gioco da appena 4 o 5 anni. Gli impegni incombono e Lisandro saluta ‘bye bye’. Del resto lustrare i 3 braccialetti d’oro richiede molto tempo.

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