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La protesta dei players: “Vogliamo una legge chiara sul poker live”

“Quelli che vogliono una legge chiara e subito sul Texas Hold’em poker” è un gruppo creato nel social network Facebook che ha già raggiunto 1600 iscritti e si pone come obiettivo quello di portare presso le autorità competenti la voce dei giocatori di poker live per ottenere una regolamentazione definitiva sul gioco che coinvolge centinaia di circoli e decine di migliaia di giocatori.

Il problema è noto: Questura che vai e legge che trovi. In alcune parti d’Italia si può giocare liberamente (Trento, Pescara, Terni) in altre (Mestre e Torino) il Texas Hold’em è inserito nella tabella dei giochi proibiti.
E i giocatori, appassionati di poker sportivo, quelli che non giocano nelle bische ma in circoli regolari e attenti alle regole, non si sentono tranquilli. Un’irruzione delle forze dell’ordine non fa piacere a nessuno, ovvio.
A creare il gruppo su Facebook che in meno di 10 giorni ha vissuto un vero e proprio boom mediatico, è stato Mimmo Giacomelli, player conosciutissimo nei circuiti di poker nazionale. “Se il poker è legale online lo deve essere anche live – esordisce il fondatore del gruppo di Facebooktutti i giocatori, e lo testimoniano le adesioni in continua crescita sulla pagina del gruppo, vorrebbero avere una legge chiara e precisa per la gestione dei circoli di poker presenti sul territorio”. Giacomelli parte da un’ipotesi reale. “Prendiamo gli 8.100 comuni in Italia e contiamo un circolo per ogni comune. Ogni club in media deve avere 5 dealer, un floorman,un barista e qualche altro addetto. Facendo il conto della serva - prosegue Mimmo Giacomelli – stiamo parlando di circa 60.000 posti di lavoro e considerando stime molto più basse della realtà delle cose”.Un’opportunità incredibile di posti lavoro. “Dobbiamo far capire non solo che il poker non è azzardo ma che rappresenta un potenziale enorme dal punto di vista occupazionale e i giocatori vogliono essere tutelati quando escono per farsi una partita con gli amici nel circolo sotto casa”, argomenta Giacomelli.
Ma il gruppo Facebook non è solo una “petizione online”. Dietro al progetto dei fondatori ci sono delle proposte serie. “Il cruccio di tutti è come controllare i tornei e l’attività dei circoli – chiarisce Giacomelli – basta coinvolgere le associazioni esistenti, Italian Rounders, Fith e Figp e con lo Stato studiare la formula giusta di gestione dei club. Si potrebbe pensare ad un ente come la Siae o la Siae stessa per controllare gli accessi e le iscrizioni ai tornei”.

Opportunità di lavoro, gioco pulito e controllato. Per arrivare a questi obiettivi i giocatori potrebbero anche scendere in piazza. “Tanto in Italia siamo abituati – conclude Giacomelli - faremo come i tassisti, i camionisti, ci piazzeremo a giocare sotto al Ministero, sotto i Monopoli, finchè non otterremo la legge che serve”.


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