ROMA (Agicops) – “Gli obiettivi di Italian Poker Players sono tre: ottenere rapidamente una regolamentazione ragionevole per il live; rapportarsi capillarmente con le strutture istituzionali a livello nazionale e sul territorio; avviare un confronto con le poker room che ad oggi sono le beneficiarie principali della legalizzazione del poker on line, per avere maggiore considerazione dei giocatori e delle loro esigenze”. E per finire: “A sostegno delle iniziative di IPP a dicembre vedrà la luce un portale e un settimanale cartaceo con il marchio PokerWeek che raggrupperà tutta l’attività di istanza pubblica dell’associazione, oltre a informare su quel che avviene giorno per giorno nel mondo del poker italiano”.
Parole e musica di Mario Adinolfi, politico, giornalista e giocatore di poker e ora anche coordinatore nazionale di questo nuovo movimento nato sulla falsa riga della Poker Players Alliance americana.
Altro giro altra associazione. Ma stavolta le discrepanze sono davvero tante. Partiamo dalla fine.
Circa dieci giorni prima lo stesso Adinolfi aveva annunciato la nascita di un nuovo progetto editoriale che sarebbe partito da un sito, PokerWeek appunto, per poi sfociare in una rivista settimanale, un libro, forse una radio. Del resto il ‘Marione’ nazionale campa di questo oltre che di politica. Stesso logo, stesso movimento, stesso coordinatore e direttore. In un paese in cui i conflitti di interessi sono all’ordine del giorno la cosa stona un bel po’. Chissà, magari qualcuno ha pensato di cavalcare l’onda della crisi del poker live.
Nessun processo alle intenzioni, ci mancherebbe. Tuttavia sono in tanti ad aver sottolineato come il movimento sia arrivato in una fase alquanto interlocutoria e dopo una serie di precedenti che rendono discutibile la scelta della Poker Players Alliance italiana di scendere in campo.
Il punto cruciale della faccenda è che i Monopoli di Stato, seppur con difficoltà evidenti date dalla natura complessa della materia, stanno scrivendo il regolamento del poker live. I tempi potrebbero non sforare le previsioni e, cioè, febbraio 2010, al massimo la primavera del prossimo anno. E se finora né le federazioni storiche del poker italiano (Federpoker e Italian Rounders) né altri organismi sono riusciti a far sentire la propria voce presso piazza Mastai, quali sono i presupposti per i quali il movimento guidato da ‘Super Mario’ dovrebbe riuscire nell’impresa?
Federpoker aveva annunciato addirittura di aver bloccato addirittura la legge. Italian Rounders ha scelto subito la strada della trattativa commerciale con gli operatori per salvare il savabile dei propri clubs. Thecomitato, associazione nata verso metà del 2009 e che racchiudeva circoli storici del movimento nazionale, ha alzato bandiera bianca giusto poche settimane fa. Funziona il movimento dei Pokeristi Sportivi Uniti coordinato da Giangia Marelli che ha raggiunto oltre 10,000 iscritti sul gruppo Facebook che si stanno traducendo in una petizione scritta e certificata. Tuttavia per arrivare a qualche risultato concreto bisognerà lottare ancora.
Le avranno calcolate, quelli di Ipp, le odds probability della riuscita della loro ‘mission’?
Il coordinatore Adinolfi potrebbe incontrare anche altri problemi nel suo cammino, come il fugare ogni dubbio sulle intenzioni del suo sponsor di entrare nel mercato italiano legale del poker, chiudendo i conti dei giocatori Italiani sul suo puntocom .
L’augurio di riuscire a cambiare qualcosa nel mondo del poker sportivo giocato live va comunque fatto alla Poker Players Alliance d’Italia, sperando che riescano a persegure imprtanti risultati come i colleghi americani (ben altra struttura e storia questo è ovvio) che sono riusciti proprio in questi giorni ad ottenere una nuova proroga di 6 mesi per l’entrata in vigore della nuova versione dell’Ueiga, la legge anti gambling Usa che ha messo in ginocchio il poker on line d’oltre oceano da circa 3, lunghi, anni.
































