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Svizzera: continua la dialettica tra Casino e Circoli

LUGANO (Agicops) – “Resto personalmente perplesso dalla posizione dei casinò che giudicano il gioco del poker come un assoluto gioco d’azzardo. Quello che i casinò omettono e’ il grado di compulsivita’ del gioco stesso. Nel gioco del poker in modalita’ torneo non esiste alcuna compulsività, poiche’ una volta perse le chips il giocatore e’ eliminato e non ha alcuna possibilita’ di rientro. E’ come dire ad un giocatore di slot machine o di roulette che non puo’ piu’ giocare, una volta che i crediti o i suoi gettoni sono terminati. Faccio molta fatica a credere che questo accada”. E’ Andrea Bet di Suisse Rounders ad effettuare una levata di scudi nei confronti del neonato movimento di poker sportivo live in Svizzera. Una vera esplosione dovuta ad una legge chiara e decisamente vantaggiosa per gli operatori del settore e che ha subìto un influsso importante dall’inasprimento delle norme italiane sul gioco live.

I casinò svizzeri, dopo un disinteresse quasi totale per il poker dal vivo, ora si sono accorti dei risultati di alcuni circoli che attraggono anche tanti players dalle regioni italiane a due passi dal confine. Ora si passa all’attacco dietro la tesi più scontata che potesse venire in mente ai rappresentanti dei casinò: “Il texas hold’em poker non è un gioco di abilità, ma d’azzardo, e in quanto tale va giocato all’interno dei casinò e non nei locali pubblici o privati”.

La risposta dai circoli svizzeri arriva subito. “Seppur vero che la fortuna sia una componete del gioco, e’ altresi vero che questa non e’ dominante rispetto allo skill (abilità) del singolo giocatore. Altrimenti non si spiegherebbe come mai siano generalmente sempre gli stessi a primeggiare rispetto ad altri”, prosegue Bet.
Il problema secondo il responsabile di Suisse Rounders è semplice e le tesi deic asinò rapidamente confutabili. “Come già detto giocare un torneo di poker è molto diverso che puntare alla roulette o al black jack. Se si perde il torneo ci si alza e si conclude lì l’avventura. Negli altri giochi è praticamente impossibile: provate a dire a un giocatori di sospendere le sue puntate quando ha terminato i suoin gettoni”.
Quindi il ricorso dei casino è una causa gia’ persa? “Non credo assolutamente. Anzi direi che c’e’ molto da cambiare, per il bene dello stesso movimento – prosegue Andrea Bet – innanzitutto in due anni non vi e’ stato alcun controllo tecnico sulle strutture di gioco, e questo e’ sorprendente considerato che l’autorizzazione giace solo su quello. Poi, dal mio punto di vista, la legge permette buy in troppo elevati in proporzione al grado di sorveglianza che i circoli possono offrire. I casino investono sulla sicurezza non solo per proteggere il proprio patrimonio, ma sopratutto per tutelare con una certa forma di garanzia i propri clienti”.

C’è il rischio che potrebbe succedere quello che e’ successo in Italia? “E’ questo il rischio maggiore. Bisogna tenere anche conto che a breve verra’ legalizzato il gioco on line, quindi gli scenari futuri possono avere tante sfumature. In Italia, l’avvento delle punto.it , ha coinciso più o meno con la chiusura totale dei circoli, questo dovrebbe far riflettere”, conclude dalla Svizzera Andrea Bet.

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