ROMA (Agicops) – Se è vera la regola che tre indizi fanno una prova pur non avendone la certezza assoluta, Gianni Giaroni è proprio convinto che “i due francesi abbiano fatto proprio il massimo per..”. Al telefono di ritorno dalla Francia, in macchina con la moglie che gli tira la giacchetta, la ‘promessa del poker’ Giaroni lascia intuire che qualcosa al tavolo finale del Partouche Poker Tour non è andato proprio come doveva andare. E lui, con il suo bolognese schietto e pieno zeppo di metafore, le cose le dice “come ho sempre fatto e anche se dovrei stare qui a dire che il poker è bello io dico come sono andate le cose perchè sono fatto così io”. Rimasti in tre, insomma, Giaroni ha subito capito che qualcosa potesse andare storto. Francia contro Italia, Zidane contro Materazzi, solita rivalità, dura parlare di collusione. Del resto nessuno della direzione del torneo è intervenuto in difesa di Gianni Giaroni al tavolo o per segnalare ‘strani’ comportamenti.
“All’inizio, le prime ore del tavolo finale (durato ben 18 ore, ndr) quando siamo rimasti in gara io, Pasqualini e Rossi, non volevo crederci ma giocavo con l’incertezza e la paura di puntare e di rischiare in ogni mano perchè avevo solo il sospetto – ci spiega Giaroni – poi quando ho realizzato quello che stava succedendo ho giocato con una consapevolezza diversa, senza paura, ma senza la possibilità di muovermi più di tanto con l’azione sapendo di stare su un ring con una rivoltella puntata addosso”.
Manovre strane durante la pausa da un livello di gioco all’altro, segni particolari al tavolo e atteggiamenti piuttosto palesi. “Ripeto non voglio accusare nessuno e alla fine sono soddisfatto del premio vinto perchè bisogna prendere quello che viene sempre e comunque – precisa Giaroni – ma quando gli indizi da uno crescono a 300 io non posso tacere. E’ come mettere insieme i pezzi di un puzzle piano piano e capire cosa hai di fronte. Sulla mano singola non si può intervenire ma quando le mani diventano decine e decine allora le cose cambiano. Ormai sapevo leggere anche i segnali che si facevano e potevo prevedere le mosse ma era perfettamente inutile”.
Gli amici che hanno seguito il tavolo finale da casa hanno confermato le convinzioni di Giaroni. “Mi hanno fatto notare l’andamento di una mano che è la prova di quanto mi sia capitato ma non chiedetemi qual’era perchè finito il torneo ero distrutto e sono andato subito in albergo con mia moglie senza parlare con nessuno”, sbotta Gianni.
Non passa lo straniero, insomma. E pensare che in Italia diversi eventi sono andati in mano a degli stranieri celebrati come players tricolori e rispettati da tutti i giocatori di casa nostra.
Giaroni è arrabbiato ma soddisfatto. E’ settimo nella top ten dei migliori players italiani anche se a lui “non importa niente di questa roba”. I 350,000 euro sono una bella presa e arrivano dopo un torneo che lo stesso player bolognese definisce “bellissimo e giocabilissimo nella struttura stabilita dagli organizzatori”.
Come sarebbe finita senza il ‘patriottismo esagerato dei francesi? Giaroni avrebbe avuto la possibilità di arrivare all’heads up e poi, chissà, se quel milione di euro e la gloria di vincere in terra francese sarebbe arrivato dritto dritto sotto la torre degli Asinelli.
































